Per celebrare la memoria del ‘Pirata’ a vent’anni dalla sua morte, la redazione di Bike Channel ripubblica online la rubrica ‘Leggere sui pedali’ tratta dal numero di BIKE attualmente in edicola, curata, come sempre, dal bravissimo Filippo Cauz.

Pantani era un dio

INDIMENTICABILE CAMPIONE
Il 14 febbraio 2024 saranno trascorsi 20 anni dalla morte di Marco Pantani. L’ulti­mo dei campionissimi del ciclismo italiano se ne andava in una nuvola di tragicità e misteri che da due decenni sono raccontati, indagati, in qualche modo esorcizzati, da scrittori e giornalisti. I libri dedicati a Pantani riempiono interi scaffali. Quello di Marco Pastonesi, uscito 10 anni fa, non manca mai. Perché in Pantani era una dio la storia del ciclista si intreccia con quella del ciclismo. Così i luoghi delle imprese e delle cadute pantaniane si riallacciano alle vittorie dei grandissimi; così i suoi scatti in montagna riportano alle vicende dei grandi scalatori, in una sorta di enciclopedia della montagna. E al centro c’è la storia dell’uomo, dell’amico, dell’allievo, del riva­le, del modello ispiratore, raccontata in prima persona dai compagni di squadra, dai meccanici, dagli avversari, da chi Pantani lo ha conosciuto, accolto, sfidato o soltanto osservato. Con un minimo comun denominatore per tutti: Pantani non lo si può di­menticare.

Marco Pastonesi, Pantani era un dio
66thand2nd edizioni 2014, 256 pagine, 16 euro

Se a Campiglio ci fosse stata la Madonna

SE FOSSE QUI CON NOI
In una lettera scritta negli anni bui che seguirono la sua cacciata dal Giro d’Italia ’99, Marco Pantani scrisse “che quel giorno a Campiglio la Madonna non c’era”. Da allora per lui ci fu soltanto dannazione. Cosimo Bartoloni gioca con la fantasia immaginan­do cosa sarebbe successo se le cose fossero andate diversamente. Se quella discussa provetta avesse dato un risultato negativo. Se Pantani avesse continuato a essere sem­plicemente Pantani, nelle sue esaltanti vittorie e nelle sue umanissime disavventure. Se la rivalità con Lance Armstrong avesse avuto il tempo di svilupparsi oltre quegli assaggi del Tour del 2000. Se le discussioni sul doping fossero ugualmente avvenu­te, ma restando sulle pagine dei giornali, nelle aule dei tribunali, e non nelle came­re mortuarie. È un’ucronia, una storia mai avvenuta, ma assolutamente verosimile, tanto concreta che lo stesso autore non nasconde simpatie e antipatie raccontandola. Leggerla strappa un sorriso, muove la curiosità, ma non aiuta a dimenticare il vuoto lasciato da ciò che non c’è stato.

Cosimo Bartoloni, Se a Campiglio ci fosse stata la Madonna
Augh edizioni 2023, 174 pagine, 17 euro

Jan Ullrich Il piu forte il piu fragile

IL RIVALE
La storia di Pantani è anche la storia dei suoi rivali: corridori straordinari con cui il ciclista romagnolo si batté, talvolta vincendo e altre uscendo sconfitto, campioni che segnarono una generazione, forse un’epoca. Quelli a cavallo del passaggio di millen­nio sono anni che tutti hanno imparato a conoscere bene, a posteriori. Un’epoca in cui l’emotività delle imprese ha finito per soccombere alla violenza degli scandali, silen­ziata e dimenticata da urla e accuse. Anni di tribunali, che hanno finito per travolgere gli inermi e fragili protagonisti. A differenza di Pantani, Jan lTilrich è ancora vivo, ma a ripercorrerne la storia viene da pensare che ci è mancato poco, che il famelico trita­carne che si è portato via l’esistenza di tanti campioni avrebbe potuto uccidere anche lui. Il britannico Daniel Friebe è uno dei più stimati giornalisti di ciclismo al mondo, l’unico che ogni anno segue puntualmente tutti e tre i grandi giri sul posto, tappa dopo tappa. Era ancora un adolescente quando fu incantato dal!’ esplosione di lTilrich, nel 1996, quando il talento tedesco mise d’accordo ogni osservatore, compresi i più grandi campioni del passato, nel tratteggiare un imminente decennio di dominio. La storia invece è andata diversamente. Friebe per inseguirla si è trasferito in Germania e ha ripercorso ogni luogo di lTilrich, dalla gioventù nella Ddr al muro di Berlino, dalla nascita della corazzata Telekom ali’ esplosione, presto seguita dal!’ oblio, del ciclismo tedesco, fino a quel lungo declino, fatto di doping e paure. Poco più di un mese dopo il cinquantesimo compleanno di lTilrich, quest’opera è il miglior omaggio che si po­tesse fare ai campioni di una generazione cancellata, e il più lucido e spietato affresco dell’epoca che ha rivoluzionato il ciclismo, nel bene e nel male.

Daniel Friebe, Jan Ullrich. Il più forte, il più fragile
Mulatero editore 2023, 512 pagine, 23 euro

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