Il senso del lavoro e il gusto per il bello come elementi cardine di una trama unica. Bike Channel aveva già raccontato la storia di Valentino Sciotti e della sua Fantini Wines, della sua terra, l’Abruzzo, e della partenza del Giro d’Italia dalla ciclabile sulla Costa dei Trabocchi (“un sogno che si avvera”, aveva detto), quelle scenografiche strutture di legno che sembrano un po’ trappole e un po’ enormi granchi protesi verso il mare, dove un tempo si pescava e oggi si mangia, benissimo, del buon pesce.

Quello che non avevamo, invece, ancora avuto il piacere di descrivere è la visione del mondo che anima alcune delle persone che stanno dentro e dietro a questa storia e che, finalmente, abbiamo avuto il piacere di incontrare nei loro luoghi del cuore, in quella striscia di terra incantata che da Ortona, provincia di Chieti, di sviluppa verso Vasto, con le sue spiagge di sassi selvagge, e l’entroterra, Crecchio con la sua frazione Villa Baccile, dove tutto ha avuto inizio.

BIKE 12 - Cover
La cover di BIKE dedicata a Valentino Sciotti, ceo di Fantini

Per portarvi dentro questa vicenda, umana e imprenditoriale insieme, non possiamo non partire dalla persona di Valentino, come qui lo chiamano tutti, amichevolmente, nonostante sia l’anima e l’amministratore delegato di Fantini, una realtà da 90 milioni di fatturato costruito principalmente sull’export di vini di qualità. Questo moderno Tex Willer con la passione del pedale che si divide tra la sua terra, Miami e il resto del mondo è appena tornato dalla Cape Epic, una gara estrema per mountain bike che ha percorso, con leggerezza, insieme al figlio, Nico, in Sud Africa, un altro dei luoghi che ama.

Molto meno burbero e scontroso del famoso ranger texano, anzi amabile nei modi con chi ha conosciuto da solo un paio d’ore per quanto effettivamente discreto sappia essere, Sciotti ci guida in sella alla sua Wilier fino alle soglie di uno dei suoi vigneti, Punta Aderci, riserva protetta dove nasce un ottimo Montepulciano. Lo fa alla vigilia dell’arrivo del Giro d’Italia a Francavilla al Mare spiegandoci come mai il Fratino è il volatile più odiato d’Abruzzo e perché il potenziale della Ciclovia dei Trabocchi è ancora oggi in larga parte inespresso.

In entrambi i casi, pedalando non solo metaforicamente controvento, Valentino argomenta con la medesima modestia e umiltà. Lui che tanto si è adoperato, non solo oggi, per promuovere, anche attraverso la bicicletta, la sua terra, non pretende dare lezioni a nessuno, ma dimostra convinzione e fermezza nell’auspicare uno sviluppo del territorio che sia moderno, sostenibile e capace di attrarre turismo di qualità. Anche dopo il passaggio della ‘Corsa Rosa’ e soprattutto a beneficio della sua gente, che lo vive ogni giorno dell’anno, magari appellandosi a bandi europei di riqualificazione dell’area. Perché no.

Un dettaglio degli interni del resort Borgo Baccile by Fantini
Un dettaglio degli interni del resort Borgo Baccile by Fantini

Oltre ad averci ospitato in una delle ammiraglie che la sua azienda sponsorizza, quella della Intermaché-Wanty (l’altra è la Israel-Premier Tech) – dove persino i meccanici sono gentili come il titolare e ce lo dimostra l’ucraino Andriy prodigandosi per regalare un paio di borracce gialle fluo a due bambini che aspettano il passaggio della corsa, pur in una delle sue fasi più concitate -, l’ad di Fantini ci ha anche portato a scoprire la località dove tutto ha avuto inizio: Borgo Baccile, la contrada dove è nata nonna Rita, la sua mamma, e che ha dovuto lasciare quando la guerra mondiale ha disgraziatamente disegnato proprio lì la linea Gustav.

Sopravvissuta all’amaro confine tra la vita e le bombe, Borgo Baccile è diventata oggi la sede del resort Fantini, gestito proprio dal figlio di Valentino, Nico, con il prezioso supporto operativo di Gabriele nonché delle indimenticabili colazioni di Elodia. Una quindicina di posti letto esclusivi immersi nella bellezza e nel gusto. Il tutto sotto la supervisione attenta di Gelsomino e Rosina, i due amichevoli asinelli che vegliano sul borgo.

Gli occhi di Valentino, però, brillano, ancora di più che davanti alle due linee parallele di imbottigliamento di Fantini – il nome dell’azienda è un tributo al grande corridore locale Alessandro prematuramente scomparso nel ’61 per una fatale caduta al Giro di Germania -, alle due perle che sono, ben più del Borgo, le figlie, così diverse eppur affezionate e coinvolte in azienda, Alessia, la più giovane e creativa, e Giulia, già responsabile del marketing in azienda. Spirito irrequieto e sognatore Alessia, più decisa e manageriale Giulia, dimostrano entrambe e allo stesso modo affezione, dedizione e professionalità, celando, è evidente, ciascuna, la grandezza dell’educazione ricevuta, da papà Valentino, senza dubbio il loro eroe, e mamma Evelina, discreta ma percepibile presenza nella loro quotidianità. Mentre nonna Rita costituisce, ancora oggi, granitica e formidabile, la stoffa della famiglia Sciotti, salda nella fede, resistente al lavoro, dedita al bene, suo e degli altri.

Così, tra un cellepieno e un bocconotto, mentre salutiamo i vigneti dei Ripari di Giobbe (foto in alto), dove nasce il pecorino firmato da Fantini, già pronto a essere spedito in tutto il mondo, lasciamo con nostalgia nel cuore una terra che – e Valentino sarebbe d’accordo – meriterebbe molto di più per essere conosciuta a fondo dagli italiani. All’estero no, si sono già accorti, eccome, non soltanto dei loro vini, ma anche di Borgo Baccile, dove la famiglia Sciotti non è l’unica a restaurare antiche dimore. Sono già arrivati canadesi, belgi e inglesi a ricordarci quanto sono radicati in Italia il senso del lavoro e il gusto per il bello.

Meno male che anche Valentino è accorso qui a ricordarcelo. Guidato dalla passione per il ciclismo. Quando tornerà in America, resterà comunque la sua opera, che fa, come lui ha voluto, del gusto per il bello un doveroso criterio ideale nel lavoro di ogni giorno, sia che si tratti di costruire la sede sia che si tratti di organizzare la produzione. Speriamo non sia l’unico a voler percorrere questa strada, che la sua famiglia, almeno, ha già deciso di scoprire insieme a lui. Segno inequivocabile che una ricostruzione è possibile. Anche oggi che non abbiamo più, perlomeno non in casa, guerra e distruzione.

La possibilità per noi di Bike Channel di riscoprire tutto questo, va detto, non sarebbe stata possibile senza l’insistente e motivato invito della sapiente comunicatrice Paola Pontarollo e dell’irlandese manager sportivo Darach McQuaid che, tra un viaggio ad Alula e uno in Australia alla corte di Gerry Ryan, non disdegna di accompagnare qualche amico verso mete che meritano di essere riscoperte.

“Cos’ha a che fare l’amore con tutto questo?”, si domanda Tina Turner in una delle sue più belle canzoni. Cosa c’entra la passione con il fare impresa? L’affetto per la propria storia e la propria terra con il compito di ogni giorno? È lo spunto che vi offriamo, in conclusione, come chiave di lettura dell’intera vicenda che abbiamo avuto l’onore e il piacere di raccontarvi, un po’ fuori dagli schemi forse della comunicazione sportiva e promozione territoriale, ma fermamente convinti che sia anche così che si può contribuire alla narrazione della cultura del pedale e dei territori in Italia. Mission che, come Bike Channel, non possiamo che sentire come nostra.

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