Su due ruote fino a Parigi, pedalando per tredici giorni e coprendo 1.200 km.  E’ l’avventura che inizieranno domenica 22 novembre, da Venezia, Daniele Pernigotti e Claudio Bonato. Obiettivo? Salvare…

l’ambiente e rispondere alla violenza terroristica con un’iniziativa pacifica e green. Il traguardo è “COP21″, conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, in cui sarà siglato un nuovo patto sul clima tramite lo stop alle emissioni di Co2 e un accordo internazionale sul riscaldamento globale. Il tour di questi due intrepidi sarà lungo tredici tappe, passando da Marghera, Borgo Valsugana, Bolzano, Glorenza, Landeck, Bludenz, Kostanz, Blumberg, Freiburg, Strasburgo, Nancy, Vitry-le-Francois, Provins e infine Parigi, dove l’arrivo è previsto il 4 dicembre. In mezzo ci sono due passi da scalare, tanti chilometri e sempre qualcuno ad attendere i nostri eroi. Chiunque può unirsi e pedalare insieme a loro anche solo per pochi chilometri.

 
Questa iniziativa mi fornisce l’assist per spendere almeno due parole sul venerdì nero di Parigi.

Quando chiedete a qualcuno che va in bicicletta qual è la prima sensazione che gli dà il pedalare, otto persone su dieci vi rispondono “senso di libertà”. Già, quella che noi adesso vediamo e sentiamo minata. Ma non possiamo e non dobbiamo farci vincere dalla paura. Nè tantomeno cambiare le nostre abitudini di vita quotidiana. Statisticamente parlando, è più probabile morire in un incidente d’auto o morire di tumore, piuttosto che essere vittime di un attentato (visto che solo il 3 per cento delle vittime di terrorismo riguardano i paesi occidentali). E’ un dato che è anche una provocazione. E un messaggio per dire che non possiamo farci condizionare dal terrorismo. La nostra vita deve proseguire regolare. Andando al cinema, al ristorante, allo stadio o prendendo la metro.

Il vero punto di svolta è come noi vogliamo interagire col mondo islamico. Nelle nostre città, italiane e non solo, le corpose comunità musulmane sono spesso trascurate. Viviamo come in due mondi paralleli, in cui spesso ci sopportiamo a stento, mancando però una vera integrazione. La prima mossa da fare sarebbe quella di rafforzare il sistema scolastico, con programmi ad hoc e di interscambio fra le famiglie di culture e religioni differenti. Oggi i nostri figli vanno in classi miste e si abituano ai bambini stranieri (per fortuna) come fossero parte normale della loro vita. Il dialogo diventa una necessità, da incrementare con la parte “buona” dell’Islam, che di fatto è la quasi totalità. L’Isis, che erroneamente definiamo Stato Islamico senza che nessuno gli abbia dato riconoscimento di Stato (cosa che hanno autoproclamato spargendo violenza e morte), non può avere la forza numerica per distruggere l’Occidente. La loro è una guerra di nuova generazione, tesa a distruggere il concetto di civiltà occidentale e globalizzata.

Le soluzioni non possiamo certo darle noi. Sicuramente partire da un’autoaccusa non farebbe male. Molti governi occidentali, sottobanco, hanno finanziato fino a ieri (o forse ancora lo fanno) i terroristi che oggi vogliono distruggere. Forse, sarebbe il caso di smettere, magari anche rinunciando a qualche privilegio economico. Il concetto, finora un po’ aleatorio, di politica internazionale, ha bisogno di concretezza. Questo significa che finchè Usa, Russia, Francia e Inghilterra non riusciranno a trovare un’intesa vera con paesi-chiave come la Turchia, l’Iran e la Lega Araba, resteremo sempre in una fase di stallo. Il terrorismo va isolato, condannato e stanato. Ma con una politica comune. E che non risponda solo di pancia con rabbia e violenza.

Nessuno potrà toglierci il gusto di una pedalata col vento in faccia. Nessuno potrà distruggere i valori che abbiamo costruito nel corso di secoli. Ma forse, proprio prendendo spunto dai concetti che ci insegna la bici (condivisione, amicizia, aiuto, libertà e semplicità), possiamo anche essere in grado di costruire un mondo migliore. Di integrazione e attenzione al prossimo.

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Luca Gregorio

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