Una nuova modifica del codice della strada per tutelare la sicurezza dei ciclisti è stata presentata ieri al Senato. L’obiettivo è arrivare davvero a una viabilità che rispetti le distanze di sicurezza in fase di sorpasso dei ciclisti.

Il disegno di legge n. S.2658 è stato presentato ieri dal senatore Michelino Davico, già presidente dell’ASD Monviso – Venezia. La proposta prevede di modificare l’articolo 148 del decreto legislativo 30 aprile 1992, specificando i termini di sorpasso dei ciclisti (ahinoi ancora “velocipedisti” nel vetusto Codice della Strada italiano, la cui riforma è bloccata in Senato senza prospettive da oltre due anni) ed estendendo le sanzioni amministrative a chi non rispetti la regola: “È vietato il sorpasso di un velocipede a una distanza laterale minima inferiore a un metro e mezzo“.

Si tratta di una modifica molto semplice ma estremamente chiara, che introdurrebbe anche in Italia una regola che è già consuetudine nel resto d’Europa, tanto che in Francia e Spagna (ad esempio) il sorpasso a distanza di sicurezza di 1.5 metri è persino ricordato con cartelli a bordo strada, nonchè promosso da campagne comunicative che sfruttano gli spazi pubblicitari cittadini come il retro degli autobus.

Secondo l’attuale Codice della Strada, l’articolo 148 relativo al sorpasso prescrive che:
– la visibilità consenta il sorpasso senza pericolo;
– il conducente (di qualsiasi mezzo) non sia a sua volta in fase di sorpasso;
– nessuno dietro abbia iniziato un sorpasso;
– la strada sia libera per un tratto sufficiente per compiere il sorpasso;
– il sorpasso sia sempre segnalato;
– sia rispettata un’adeguata distanza laterale (senza specifiche);
– sia effettuato su un’altra corsia, se la carreggiata è divisa in più corsie.

Specificare la distanza di sorpasso, sottolineandone l’obbligo e i reali margini di sicurezza sarebbe una semplice norma di civiltà. A tutti i ciclisti sono capitati automobilisti e (ancora più di frequente) motociclisti che “fanno il pelo”, con il conseguento pericolo di spostamenti d’aria, sbandate, “incontri” con portiere o buche. Un metro e mezzo di distanza è esattamente il minimo che possa permettere al ciclista di sbandare, evitare un ostacolo o cadere senza per questo essere travolto da chi sopraggiunge alle sue spalle.

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