Dopo due Tour vinti da robot imperscrutabile, la Grande Boucle conosce un nuovo Jonas Vingegaard. Le lacrime dopo la vittoria nell’11a tappa sul traguardo di Le Lioran, conquistata allo sprint con Tadej Pogacar, hanno ribaltato l’immagine del danese. Freddo e insondabile quando ha chiuso in giallo le ultime due edizioni della corsa a tappe francese, si è improvvisamente umanizzato.

È la conseguenza della rovinosa caduta al Giro dei Paesi Baschi all’inizio di aprile. Quel volo terribile e spaventoso, che ha messo a rischio la salute di Vingegaard, non solo la sua partecipazione al Tour. Invece il danese c’è e sta entusiasmando in modo diverso rispetto al passato fino a riuscire a battere in volata Pogacar, qualcosa di mai successo. Poi il pianto ripensando a quel momento drammatico di poco più di tre mesi fa.

È il solito potere dell’outsider, una legge fissa dello sport, capace di ribaltare ogni gerarchia di simpatia nel pubblico. Nei due Tour vinti dal campione del Team Visma-Lease a Bike i favori del pubblico andavano a Pogacar per il suo stile di corsa fantasioso e imprevedibile, contrapposto a una strategia molto più automatizzata. Adesso le valutazioni sono differenti. La paura vissuta nei Paesi Baschi ha cambiato la percezione di Vingegaard. È un miracolo che sia al Tour. E lui sembra aver costruito una parte di sé differente su questo recupero prodigioso.

(Photo credits: A.S.O./Billy Ceusters)

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