Il mental coach Alessandro Schiasselloni alle prese con l’argomento tabù del ciclismo di oggi: le bici motorizzate. Da strumento in grande crescita nel ciclismo urbano a nuova frontiera per falsare i risultati delle corse.
 
Spesso mi chiedo: perché la nostra mente deve sempre trovare la scorciatoia per la vittoria anche se questa è solo un’illusione di chi ha trovato la maniera per rubare agli altri? Furbi si nasce, furbi si diventa per sopravvivenza, furbi si vorrebbe essere.
La stagione agonistica vedrà un nuovo concorrente alla partenza: il motorino.
Voci girano, basta telefonare e chiedere un preventivo, per capire quanto stia prendendo di moda questo prodotto tecnologico che ha visto messe in discussione alcune vittorie tra i professionisti e ora trova largo uso tra gli amatori.
Il motorino non possiamo dire che non abbia avvicinato tantissime persone alla bici, sia essa da strada, city bike o MTB; quante volte mentre pedaliamo in salita ci vediamo sfilare dalla signora che con la sua city bike porta allegra la spesa a casa e unisce movimento a dovere?
 
Si riparte per la stagione 2016 di ciclismo amatoriale, tutti caldi e pronti, tutti ben preparati per dare battaglia, per trovare uno stato di forma che ci permetta per qualche ora di uscire dalla vita di tutti i giorni e trovare uno spazio per scaricare le tensioni e ricaricare la mente di forti motivazioni e divertimento assoluto.
Pronti, via! Inizia la salita, la corsa allunga la sua coda, i gruppi di appartenenza atletici prendono forma. Poi strada facendo i giochi sono fatti: si forma il gruppetto ed in silenzio assoluto, scandito dai soliti click del carbonio e delle leghe ultra leggere che si flettono sotto i watt delle tue bielle, senti un rumore diverso, un rumore che assomiglia più ad un sibilo ed allora la tua attenzione si dirige verso un compagno di fuga. Non pensi al peggio, ma poi riguardi e ti accorgi che mentre tutti soffrono nei cambi di pendenza, nei rilanci: lui no, in parte si, ma in parte no, cioè in parte decide se usare il motorino.
 
Come riconoscere chi usa il motorino?
 
• Di solito e’ in sovrappeso e ti chiedi: come cavolo fa ad essere qui con noi che contiamo i chicchi di riso in bianco e sappiamo benissimo che la VAM di 1600-1800 non è per tutti tenerla così a lungo?
• Quando cambi ritmo – pendenza lo vedi che tocca la leva del cambio, per non perdere la ruota e riportarsi in gruppo e di riflesso si porta in posizione eretta: classica di chi pedala assistito (un riflesso naturale di riposo muscolare e mentale);
• Quando tutti saliamo rapporto lui tocca la leva del cambio ma non scala nessun dente, anzi il pacco pignoni è lì bello fisso, le sue dita si agitano sul mantello, ma lui, no!
• Il rumore è ben udibile, il classico rumore di motorino elettrico: basta avvicinarsi quando lo usa e si sente molto bene.
• Siccome conviene montare su bici datate questo prodotto, visto che bisogna aprire il tubo verticale andando a rovinare un bici costosa ed ultraleggera: la maggior parte delle persone riporta la sua amata bici data alla perfomance agonistica montando appunto il motorino;
• La durata della batteria non è tanta, per questo non vedrai mai pedalare per tanto tempo queste persone assistite, la gara si vince all’arrivo e la batteria deve durare per quando le gambe sono finite;
• Se prendi spesso riferimento noterai che queste persone cambiano bici ad ogni gara, lo fanno in funzione spesso della condizione e della necessità di appagare l’autostima del giorno;
• La scarsa condizione fisica e spesso anche l’età: chi corre dietro è più aperto alla ricerca di un miglioramento veloce ed indolore. I migliori sono tali, per tutti è correre ma per pochi è ricadere nei giusti valori tra dote-anni di sacrifici-metodica-mentalità vincente.
 
 
Ad oggi non esistono quasi più i controlli anti-doping, costano troppo e, se vengono fatti, si fanno per i primi 5-10 assoluti. I controlli antidoping non si fanno mai per i primi delle categorie, ed i furbi spesso sono dove i capelli bianchi segnano la saggezza, ma alla fine questa saggezza si perde sotto il casco colorato. I controlli per i motorini non esistono, i regolamenti parlano ancora alla vecchia maniera e se parlano moderno sono solo parole che girano su un pezzo di carta.
Organizzatori, sveglia! Costa poco fare un parco chiuso e mettere al controllo i primi di categoria e non solo i primi assoluti! Nelle moto da enduro esiste il parco chiuso (la punzonatura moto e pezzi meccanici), dove le moto vengono controllate alla partenza e all’arrivo .
Non ci vuole molto per cambiare. Ci vuole solo la voglia di cambiare.
Non perdiamoci nel doping meccanico, non perdiamoci nel doping genetico: perdiamoci nella ricerca del nostro massimo ed accettiamo di vincere con noi stessi, alla fine questa è la migliore vittoria.
I furbi esisteranno sempre: dote umana è creare, dote umana è rubare, dote umana è distruggere. Sono tutte forme della nostra intelligenza, sta a noi e alla nostra coscienza capire quale coltivare come simbolo per noi e la nostra famiglia.
Chi è libero di perdere è in grado di vincere, sempre!

 

Alessandro Schiasselloni
 
Mental Coach – Posturologo – Riflessologo – Preparatore Atletico
Telefono: 333 4014119  –  aschiasselloni@gmail.com
 

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