Sono poche le occasioni dove prima di tutto bisogna fare nomi e cognomi; Michele Tombari, Alessandro Montanari, Alessandro Eusebi, Giuseppe Zonghetti e Fausto Guerra. Sono i “cinque dell’Ave Maria” che mettono in opera da quattro anni quel piccolo/grande capolavoro che è la “Pesaro Loreto in mtb”, con partenza dal duomo di Pesaro ed arrivo al santuario di Loreto. Un pellegrinaggio in mtb, dove sport, natura, amicizia, fede e gastronomia, creano una perfetta alchimia, al quale ho avuto la fortuna e l’onore di partecipare “da forestiero”, con altri 40 bikers. 
 
Tre lunghi, bellissimi giorni in sella alla mia mountain bike, spingendo come un forsennato; i freddi numeri dei ciclocomputer dicono che abbiamo pedalato per circa 270 km, superando 5000 e rotti metri di dislivello. Ma questi sono
soltanto dettagli: il vero incanto era lo stare insieme (bè, io solitamente un po’ più indietro), da mattina a pomeriggio inoltrato, pedalando e sudando come fontane, dentro un perfetto scenario da film medioevale. Stradine bianche che ricamavano il dolce profilo delle colline, sopra crinali incantevoli, e poi dentro sentieri sconnessi e ombrosi di foreste sconfinate, superando guadi rocciosi e pareti sporgenti, arrancando su strappi “spaccaossa” e frenando disperatamente lungo discese sassose, pensando, in certi momenti, che la mia ora fosse ormai arrivata. Non ci siamo fatti mancare proprio nulla; abbiamo attraversato borghi arroccati protetti da alte e possenti mura, panorami unici, assaporando antiche atmosfere e gustosissimi ristori. Michele, il “duo Alessandro”, Giuseppe e Fausto hanno un amore sconfinato per la propria terra, una passione infinita per la MTB, e soprattutto tantissima voglia di far conoscere il loro territorio e  di condividere le esperienze con gli altri. Ma anche questi luoghi così belli, sarebbero soltanto dei fondali, degli involucri vuoti,  senza il calore sincero della gente che li abita e che ha sempre accolto il nostro “rumoroso” arrivo con tanta simpatia, sorrisi, incitamenti e disponibilità. 
 
Sono ancora confuso e felice, i miei ricordi sono come dei velocissimi flash-back, leggermente offuscati dallo sforzo: Fratterosa, San Lorenzo in Campo, Montalfoglio, Arcevia, Genga (dove la mia mtb ha esalato l’ultimo respiro, prontamente sostituita dal team), il santuario di  Valdicastro, la croce di Elcito, con una bellissima discesa da brividi, Cingoli e la sua salita a gradoni da paura, e l’emozionante arrivo a Loreto. Finalmente, senza la pazienza, l’aiuto morale e materiale (molti incoraggiamenti, preziosi consigli tecnici, qualche spintarella prolungata nei momenti più bui) delle “grandi guide” che hanno tenuto il gruppo unito e vicino a me, non sarei mai potuto arrivare alla meta, mai. E’ proprio vero che la bici è magica, tira fuori il meglio dalle persone e cambia in meglio la vita.
 
Qui ho conosciuto gente fantastica, sentito bellissime storie, riso e scherzato, condiviso la fatica e la gioia, assaggiato specialità prelibate (il prosciutto e la tagliata con cipolla al ristorante “Locanda San Martino” di Moltalfoglio hanno scavato un profondo, indimenticabile, canyon nel mio palato). Dalla paura di non farcela, alla gioia profonda di arrivare alla meta; un lungo, faticosissimo, e nello stesso tempo fantastico, viaggio dentro me stesso che ricorderò per sempre. E poi, ecco la perfetta organizzazione, puntuale e completa sotto tutti i punti di vista. Il giovane Matteo, addetto ai social e fotografo, al volante del pulmino, il saggio Maurizio a dispensare perle di saggezza dal camper al seguito, pronto ad ogni evenienza. All’arrivo di ogni tappa, gustosi spuntini di prodotti locali e massaggi per tutti a cura dell’equipe del dott. Frank Musarra, assolutamente miracolosi. 
 
“Dulcis in fundo”, un piccolo avviso ai futuri partecipanti alle prossime edizioni di questa stupenda manifestazione; non chiedete mai, anche quando sarete ormai “alla frutta”, quanto manca alla fine della salita o della tappa. Lo fanno soltanto per il nostro bene, ma vi racconteranno un sacco di “balle”, vero Alessandro “caciabal” Eusebi ? 
In fondo, nessuno è perfetto…
 
Graziano Majavacchi

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