Arrivare ultimi per imparare ad arrivare sempre primi… 
Quante volte ci siamo visti sfilare il gruppo a tutta velocità, mentre i muscoli delle nostre gambe urlavano “basta, non ce la faccio più“. La testa insisteva, ma il corpo non poteva andare oltre. Allora umiliati dall’ennesima sconfitta, guardavamo le gazzelle salire in alto sulla vetta, mentre noi barcollavamo ed i pensieri negativi invadevano la nostra mente senza trovar spazio per la felicità di quel magico momento dove pedalavamo per sentirci vivi e liberi nella mente da ogni legame con la vita di tutti i giorni: out of mind – zona di confort.

Divertimento e piacere venivano sostituti da rabbia ed ennesima delusione. Quello che non dovrebbe mai accadere in un gioco/hobby, invece spesso si ripete e ne fa un limite mentale per molti. Se non esistesse, l’ultimo non ci sarebbe il primo, ma alla fine tutti vorremmo arrivare primi, ma perché ci vendiamo l’anima per questo posto al sole? Perché alla partenza nella mente riecheggiano sempre le stesse frasi di autostima e di consapevolezza: faccio la mia gara, prendo il mio ritmo, non mi interessa la classifica, voglio solo divertirmi. Poi allo start, spingiamo nel recinto il nostro purosangue verso la striscia del chip, frettolosamente agganciamo i pedali, partiamo a tutta, cancellando ogni promessa tecnica ed emotiva, logica e ben studiata in quegli innumerevoli giorni di allenamento dove abbiamo provato e riprovato i nostri limiti fisiologici e tecnici.

Non perdere il controllo diventa sempre arte di pochi. L’adrenalina vince sempre e non solo sui battiti del nostro cuore, ma anche sulla ragione della nostra mente. Allora, cari guerrieri a due ruote, chiniamoci un pochino con lo sguardo in basso, riflettiamo sui veri valori dello sport e sopratutto proviamo a controllare un corpo limitato e una mente infinita.

  • * In gara bisogna fare quello che si fa in allenamento, non si deve inventare nulla, solo fare quello che si è senza farsi trascinare dagli altri, dobbiamo rimanere noi;
  • * L’ego deve trovare sempre nella consapevolezza della nostra classe di appartenenza atletica la ragione del fatto;
  • * In gara non bisogna sgomitare per meritare la prima griglia e poi percorrere i primi chilometri dove sai già che non potrai mai stare;
  • * In gara si deve sempre contare su se stessi, non siamo al Giro d’Italia, dove abbiamo una squadra che ci aiuta, ma solo persone che cercano di batterci e mai ci aiuteranno, se lo faranno, sarà solo per i loro momentanei interessi;
  • * In gara non serve rischiare la vita in discesa per cercare il gruppo che ci ha appena lasciato in salita… la prossima salita segnerebbe lo stesso verdetto e forse anche peggio, andando ad affaticare un corpo già al limite o oltre a esso;
  • * In gara non dobbiamo usare la maleducazione come arma di potere e prepotere, ma stare attenti a non usare le parole e i fatti per vincere: ‘umiltà del silenzio aiuta a non perdere aria nel respiro che non è mai abbastanza quando si tira forte e si ha un grande consumo di ossigeno (VO2Max) e sopratutto a mantenere la concentrazione;
  • * In gara non dobbiamo mai sostituire i nostri problemi, non sportivi, con la rabbia che lo sport potrebbe enfatizzare se interpretato al contrario nei suoi valori fini e educativi assoluti.

Potrei andare avanti ore ed ore, scrivendo massime ed esprimendo concetti ben noti, allora ogni volta che perdiamo il controllo, che una persona ci rischia di far cadere, che una foratura di fa perdere il gruppo, che…

Allora, cari amici a due ruote, se con i valori di un gioco che dura un giorno rivediamo i concetti di divertimento ed amore, forse anche ultimi in quel giorno dei primi, saremo primi dentro e questo conta molto, se alla fine ci siamo messi l’armatura da ciclista, abbiamo combattuto alla pari con la stessa passione forza d’animo dei primi.

Noi che non gareggiamo per vincere, ma solo per arrivare in fondo migliorando il tempo dell’anno prima, noi che percorriamo le stesse strade dei primi, soffrendo però molto di più come tempo di gara. Noi quelli di tutti i giorni che ritagliano i secondi per far si che diventino minuti utili per trovare lo spazio per allenarci. Noi che ci mettiamo molto di più a finire quella gara e sicuramente abbiamo sofferto come i primi se non di più. Noi dobbiamo restare noi anche oggi, sempre felici di essere li e giocare nello sport del cuore dove il battito diventa la musica di un ritmo così forte che non ne possiamo fare a meno. 

Cosi come nelle storie a lieto fine, il brutto anatroccolo sorride e felice va a casa cigno, guardando le anatre reali sbattere le ali sul podio, fiere del loro primo posto, ma saranno felici? Oppure saranno solo apparenze di un momento meritato e ben sudato, che spesso nasconde momenti infelici di una vita che scorre sotto i piedi ogni giorno, senza poter rotolare via, ma ci tiene fermi e ben ancorati da principi assoluti di necessità e famiglia che non hanno mai il primo posto e la felicità tanto sognata.

Chi cerca felicità non deve cercarla nel cesto della presunzione, ne’ in quello della superficialità, ma in quello del cuore e del sentimento, prendendo dallo sport l’elisir della vita e della salute fisica e mentale, il resto sono numeri su un pezzo di carta o su un monitor. Contano oggi ma domani cosa ne resterà senza amore e passione, senza educazione e rispetto, senza piacere e libertà?

di Alessandro Schiasselloni – The Sport Mentalist
Mental Coach – Posturologo – Riflessologo – Preparatore Atletico
Telefono: 333 4014119 – aschiasselloni@gmail.com
www.posturale.infowww.sportmentalist.itfacebook.com/alessandro.schiasselloni  

(foto via Trainright)

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