Articolo apparso sul numero 2 di BIKE (allegato a Forbes Italia di ottobre) in edicola fino a dicembre 2020

Anche i miti, a volte, hanno un loro ambito in cui rimanere un po’ bambini. Un cortile, reale o figurato, dove preservare una dimensione di purezza e semplicità. È così anche per quella leggenda della radiofonia italiana che di nome fa Pasquale Di Molfetta, noto a tutti come Linus, che ogni giorno intrattiene i milioni di italiani che lo seguono su Radio Deejay, dai microfoni di Deejay Chiama Italia, il programma che dai primi anni ’90 conduce. In un angolo di quel cortile Linus ha ritrovato la bicicletta, la sua nuova ‘valvola di sfogo’ dalle fatiche quotidiane del lavoro, dopo migliaia di chilometri a correre e una ventina di maratone.

Quella per le due ruote è una “passione nata come evoluzione di quella per la corsa”, ci ha confidato durante un’intervista nel suo ufficio a Radio Deejay, che potete vedere tra le Storie di BIKE (il canale di BFC Media visibile sul digitale terrestre al tasto 259 e da settembre anche su Sportitalia al multicanale smart 60, sempre del digitale terrestre). Una “buona alternativa”, ci ha detto, ma non un “rimpiazzo totale”. Conduttore prima, direttore artistico poi e da aprile direttore editoriale dell’intero polo radiofonico del gruppo Gedi, Linus è di casa a Deejay da più di quarant’anni. Fino a quando? Se lo è chiesto fin dal titolo col romanzo autobiografico edito da Mondadori in cui immagina il suo ultimo giorno in radio, quasi come un ciclista che si appenda per l’ultima volta il pettorale di gara sulla maglia. Momento non lontano, ma che non è ancora arrivato. Intanto, come contributo a reggere lo sforzo, Linus si sfoga con due giorni di corsa e due di bicicletta, a regime, ogni settimana.

Dopo la Maratona delle Dolomiti, l’Eroica e tanti, tanti, chilometri macinati in compagnia del suo gruppo, gli Spietati, a 62 anni Linus si è reso protagonista di una nuova piccola impresa. Da Milano a Riccione, dove è nata la sua compagna di vita, Carlotta, madre dei figli Filippo e Michele. Un percorso di due giorni con sosta a Modena per un totale di 380 chilometri e con arrivo a temperature da grande giro che sfioravano i quaranta gradi. Perché? L’ha raccontato lui stesso sui social, documentando con brevi video ogni sosta: “Perché un anno fa, in questi giorni, ero in un abisso di dolore e frustrazione per le due opera- zioni consecutive alla schiena. E per ringraziare il Cielo che mi ha permesso invece di tornare a godere di piccole cose come queste”.

Come godeva delle biglie da bambino, quelle che avevano dentro i ritratti dei campioni del pedale, il suo primo ricordo legato alla bicicletta. “Faccio parte di quella generazione per cui i nomi di Gimondi e Merckx, Basso e Adorni erano familiari”. Un mondo “da adulti” ma che, “grazie a quel gioco, si faceva presente presso noi ragazzini”. Una finestra “che è sempre rimasta aperta”, confida, anche durante il boom della radio, negli anni ’80 e ’90, e che finalmente ha riscoperto. Dopo essersi in parte perso l’epoca Pantani, Linus ha sognato con Nibali e, con occhio veramente critico e attento, ora apprezza le gesta dei “crossisti” Van Aert e Van Der Poel, le “fucilate” di Evenepoel e Alaphilippe. “Tra gli italiani sento al telefono Matteo Trentin: quanto mi è spiaciuto che abbia perso il mondiale per pochi metri…”. Una volta ha visto il Giro d’Italia a bordo dell’auto del direttore di corsa, nella tappa con Aprica e Mortirolo: “Incredibile quanto andava veloce Contador in discesa”, rammenta.

Per chi non ha vissuto gli anni d’oro della radiofonia in Italia, il brand Deejay è associato al motto ‘Run Like a Deejay’, che ha fatto la fortuna della Deejay ten, la dieci chilometri di corsa organizzata dall’emittente, tra le più amate dai runner. Un’esperienza che Linus ha provato a replicare con la Deejay 100, ispirandosi alla celeberrima Ride London: un festival delle due ruote che, in un Paese fino a poco tempo fa “vergine” di ciclismo, coinvolge, con più eventi durante l’ultimo fine settimana di luglio, decine di migliaia di persone, appassionati e non solo, per pedalare 100 miglia in un clima di festa e gioia. Linus è riuscito a convincere il sindaco di Milano, ma non vuole che la Deejay 100 diventi una delle tante granfondo per fissati delle salite e dei quaranta chilometri orari di media. Vuole che rimanga un’iniziativa pop, proprio come Radio Deejay, dove portare anche famiglia e bambini. Una sfida che quest’anno è stata fermata dal coronavirus. L’anno prossimo si vedrà.

Guarda l’intervista a Linus per ‘Le Storie di BIKE’:

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