Per sfruttare a pieno il potenziale delle risorse del piano di ripresa europeo Next Generation Eu (circa 210 miliardi lungo un periodo di sei anni), “non basterà elencare progetti che si vogliono completare nei prossimi anni. Dovremo dire dove vogliamo arrivare nel 2026 e a cosa puntiamo per il 2030 e il 2050, anno in cui l’Unione Europea intende arrivare a zero emissioni nette di CO2 e gas clima-alteranti”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi nell’ambito del suo primo discorso al Senato riassumendo l’orientamento del nuovo governo in merito al Programma nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) messo a punto dal precedente esecutivo. Un lavoro da “approfondire e completare”, ha precisato Draghi, e che, “includendo le necessarie interlocuzioni con la Commissione europea, avrebbe una scadenza molto ravvicinata, la fine di aprile”.

Tra gli obiettivi citati da Draghi relativamente all’intenzione di “rafforzare la dimensione strategica del Programma”, nelle prossime settimane, rientrano “la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’inquinamento dell’aria e delle acque, la rete ferroviaria veloce, le reti di distribuzione dell’energia per i veicoli a propulsione elettrica, la produzione e distribuzione di idrogeno, la digitalizzazione, la banda larga e le reti di comunicazione 5G”.

“Selezioneremo progetti e iniziative coerenti con gli obiettivi strategici del Programma”, ha spiegato il presidente del Consiglio, “prestando grande attenzione alla loro fattibilità nell’arco dei sei anni del programma”.

Confermate invece le ‘missioni’ contenute nel Programma, dove compaiono le “infrastrutture per la mobilità sostenibile” insieme a innovazione, digitalizzazione, competitività e cultura, la transizione ecologica, formazione e ricerca, l’equità sociale, di genere, generazionale e territoriale, salute e relativa filiera produttiva.

“Dovremo rafforzare il Programma prima di tutto per quanto riguarda gli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano”, ha precisato Draghi.

Sempre in merito alla strada da seguire, il presidente del Consiglio è convinto che come Paese “dovremo imparare a prevenire piuttosto che a riparare, non solo dispiegando tutte le tecnologie a nostra disposizione ma anche investendo sulla consapevolezza delle nuove generazioni che ogni azione ha una conseguenza”.

I circa 210 miliardi che avremo a disposizione da qui al 2026 più eventuali prestiti aggiuntivi dovranno essere spesi “puntando a migliorare il potenziale di crescita della nostra economia. La quota di prestiti aggiuntivi che richiederemo tramite la principale componente del programma, lo Strumento per la ripresa e resilienza, dovrà essere modulata in base agli obiettivi di finanza pubblica”.

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