Il 12 aprile scorso a Mosul, in Iraq, si è tenuta una corsa ciclistica tutta al femminile (nelle foto pubblicate da Asianews.it). Un evento “impensabile fino a pochi anni fa”, osserva l’agenzia del Pime, quando nella metropoli del nord regnavano i miliziani dell’Isis.

Alla manifestazione hanno partecipato circa 35 giovani donne fra i 15 e i 30 anni, di religione diversa e vestiti nei modi più vari, con e senza velo, sfilando per le vie della città vecchia.

“Le due ruote in passato costituivano un tabù”, si legge in un post sul sito di Asianews, perché, “secondo una superstizione erano causa di perdita della verginità”.

“Quando vedi una donna che viaggia in bicicletta in una città a lungo controllata e soggiogata da una mentalità fondamentalista, ciò rappresenta un cambiamento in positivo”, il commento di don Paolo Thabit Mekko, responsabile della comunità cristiana a Karamles, nella piana di Ninive. “Ed è anche il segnale che le donne conquistano sempre più spazio, creando e alimentando il cambiamento stesso”.

“Uno dei primi pensieri dei fondamentalisti – prosegue il sacerdote – è proprio quello di controllare, di coprire e di reprimere la donna. Anche una semplice gara in bicicletta cui hanno partecipato musulmane, cristiane, yazidi è segno e indice che la società si sta svegliando”.

(Foto: Asianews.it)

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