Articolo pubblicato su BIKE Volume 6 edizione Autumn ottobre-dicembre 2021

Aveva ragione Mamma Cilia. Francesco Moser era ancora un ragazzo giovanissimo quando il tecnico Valdemaro Bartolozzi decise di puntare su di lui. Lei rispose: “Va bene. Lei dice che farà di Francesco un grande corridore, sappia che mi porterà via un grande contadino”. Impegno e passione, in sella così come in campagna. Oggi l’uomo che ha conquistato le pagine di storia del ciclismo mondiale ha 70 anni, produce il vino Moser nella sua Agritur Maso Villa Warth, a pochi chilometri da Trento, e quando può pedala ancora riuscendo a percorrere durante l’anno dai 5 ai 6mila chilometri. Senza contare i giri che ogni giorno fa per controllare i vigneti, perché tutto deve essere “a regola d’arte”. Con lui i tre fedelissimi cani e la sua bicicletta elettrica che lo accompagna lungo i 25 ettari di terreno.

Francesco Moser
Francesco Moser

“Qui ci sarebbe un bel circuito per allenarsi”, esclama sorridendo Moser. Lo intervistiamo al telefono, il sole sta per andare via e con molta facilità veniamo trasportati lì, seduti su una panca di legno nel suo agriturismo a Gardolo di Mezzo, vicino Trento, con gli occhi che guardano le punte del Bondone e della Paganella. Al passare di un uccello Moser si sorprende. Dice di non averlo mai visto da queste parti. Della Val d’Adige e di tutto il Trentino lui è un grande esperto. Di salite e discese, di uva e di piatti tipici. “Quando correvo avevo bisogno di una dieta specifica – dice – adesso quando accompagno chi viene a trovarmi, mi piace consigliare dove mangiare la carne salada con il tortino di patate o una buona selvaggina”. La gente, circa un centinaio al giorno, passa a visitare questi vigneti dove si degustano le varie tipologie di vini: dal rosso Teroldego, tra i più gettonati, allo spumante simbolo dell’azienda di famiglia con un nome che riprende il record dell’ora a Città del Messico nel 1984, il 51,151 (Chardonnay).

La passione della campagna è arrivata molto prima della bicicletta, anche se ricorda di essere stato tra i più fortunati perché nessun bambino della zona all’epoca aveva una bicicletta: “Quando mio fratello mi ha regalato la prima bici avevo cinque anni. Ma noi siamo nati nei campi – racconta a BIKE – sin da piccoli ci facevano strappare l’erba e fare quello che i bambini possono fare in campagna. Si giocava anche, ma ricordo che i nostri genitori ci hanno sempre fatto fare qualcosa di utile. Poi fino a 18 anni mi sono occupato della terra di mio padre. Erano gli anni Cinquanta e solo verso il 76 abbiamo iniziato a imbottigliare. Sulle etichette c’erano le foto del campionato dei miei successi al campionato del Mondo e a quello d’Italia. Tra i tifosi c’è chi ha l’intera collezione. Adesso ci stiamo dando da fare per lavorare una migliore qualità”.

Dopo tutte le esperienze fatte, Moser è sempre pronto per andare e ripartire dove c’è un vino da presentare, una gara, un incontro. La vacanza? Ovunque, ma senza troppe macchine, anche in crociera, purché le tappe si possano visitare in bicicletta. Durante le sue ultime ferie ha percorso così circa sessanta chilometri al giorno. “Nel 1971, a Roma, con la compagnia atleti del militare, facevamo il giro del raccordo anulare in bici – ricorda Moser con l’entusiasmo di chi è riuscito a fare una follia – usavamo i camion che passavano per tenere il ritmo, ci tagliavano l’aria e noi andavamo giù fino ad arrivare a Fiumicino e Ostia”. Con ironia, dice: “Io le conosco tutte, le strade, in Italia. Sono stato in Toscana, in Sicilia, in Puglia, in Sardegna, in Calabria. Da una parte all’altra dell’Italia. Viaggiare mi piace tantissimo, anche adesso. Posso dire che sono quasi cinquant’anni che faccio il giro d’Italia, o in sella a una bici o con la macchina. L’Italia è tutta bella, ma a me piace anche cambiare”. Poi, senza mai smettere di sorridere, chiosa: “Diciamo che sono uno che non sta tanto fermo”.

Agritur Maso Villa Warth
Agritur Maso Villa Warth