“Se non ci fosse stata lei non saprei come avrei fatto”. Lei è la bici (una gravel). Gianluca Santacatterina, cinquantacinquenne, tre figlie, ciclista non professionista, per mestiere si occupa di investimenti immobiliari all’estero. Una vita serena fino al giorno in cui scopre per caso di avere una grave patologia. Da allora è iniziato un percorso di cure, di rinascita, poi sono arrivati un blog, una pagina Instagram, un libro (#pedalaconilcuore), e soprattutto tanti chilometri percorsi in bicicletta.

Partiamo quindi dalla bici. Come ha iniziato ad appassionarsi?
Abito a Schio, in provincia di Vicenza. Abbiamo i boschi, le montagne. Ho sempre amato praticare sport, in particolare la corsa. Per me era un attimo prendere un sentiero e correre all’aria aperta. Nel marzo 2021 mi sono sottoposto a una visita per ottenere l’idoneità agonistica. Era un semplice controllo, di quelli che facevo un volta all’anno. Sotto sforzo, il medico si è accorto che qualcosa non andava e mi ha chiesto di sottopormi a un holter perché c’era bisogno di approfondire. Finito l’esame, il cardiologo mi ha detto: tu vai subito in ospedale al pronto soccorso. Non ho avuto nemmeno il tempo di passare da casa per prendere un cambio e sono finito invece in terapia semi-intensiva . Ci sono rimasto due settimane. Mi hanno installato un pacemaker nel petto che mi ha permesso di continuare a vivere. Non avevo nessun sintomo, nessun dolore, nessun problema, eppure a soli 53 anni ho rischiato la vita.

Qual era il problema?
Ne avevo due. I medici mi hanno riscontrato due gravi anomalie: il mio cuore, nella notte, si fermava per circa otto secondi. Soffrivo inoltre di extrasistole, la mia frequenza cardiaca era irregolare. Dopo le cure e l’intervento è iniziata la mia rinascita e ho provato un sentimento di gratitudine: volevo ringraziare per ciò che mi era stato regalato, come una seconda vita.

Che cosa ha fatto?
Ho pensato che il modo migliore per ringraziare fosse riprendere a fare sport cercando di aiutare realtà e associazioni che hanno bisogno di un sostegno, di un aiuto. Non potevo ovviamente riprendere a correre; mi sono allora indirizzato verso la bicicletta sotto stretto controllo medico. È nato così il progetto #Pedalaconilcuore per realizzare tre obiettivi: diffondere la cultura della prevenzione; dare una speranza a tutte le persone con la mia stessa patologia perché con forza di volontà si può fare (quasi) tutto e infine aiutare di volta in volta con le mie pedalate benefiche varie associazioni o fondazioni attraverso raccolte fondi. Fra le tante realtà che abbiamo aiutato posso citare l’Associazione Contro l’Esclusione di Schio e la Fondazione Città della Speranza di Padova, un punto di riferimento mondiale sul fronte della ricerca oncologica pediatrica, sostenuta con il progetto benefico BikeAway by Gate-Away.com, il portale immobiliare dedicato agli acquirenti esteri che vogliono comprare casa in Italia.

Dove è stato fino ad oggi e quanto ha pedalato?
Nel 2021 ho percorso a tappe il tratto da Schio a Ostia e poi sono stato da Trieste a Ventimiglia, rimanendo in sella per 1.792 chilometri. Nel 2022 sono partito da casa e ho raggiunto in più tappe Monaco di Baviera. La seconda avventura dell’anno è stata sempre da Schio sino a Civitanova Marche e poi ho percorso il periplo della Sardegna in otto giorni per un totale di 1.097 chilometri. Ho fatto anche un giro in Puglia: 1.152 chilometri in 9 giorni e una lunga pedalata quasi senza mai fermarmi: da Schio a Grottammare, nelle Marche, tutto d’un fiato per complessivi 443 chilometri.

Ha un messaggio particolare che vuole dare alla luce della sua esperienza?
Sono convinto che andare in bici faccia bene a chiunque perché aiuta a stare meglio sia fisicamente, sia psicologicamente. Pedalare, dopo quello che mi è accaduto, ha rappresentato un aiuto, una medicina in più. Lo consiglio a tutti.

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