Articolo di Angelo De Lorenzi tratto da BIKE Volume 14, edizione Autumn ottobre-dicembre 2023

Peachtree Corners è una piccola città della contea di Gwinnett, Georgia. Un angolo dell’area metropolitana di Atlanta, poco più di 40mila abitanti, dove le biciclette dialogheranno con le infrastrutture e gli altri veicoli e i ciclisti saranno più sicuri: la sperimentazione è già cominciata, usando l’Internet of things, la rete delle cose. Per la prima volta viene utilizzata per tutelare chi nelle strade è più esposto a rischi, anche gravi, come hanno dimostrato gli ultimi incidenti a Milano, che viene considerata la capitale italiana della mobilità intelligente.

Intelligente ma non ancora sicura. Nonostante la chiusura del centro, le limitazioni nell’area B, le zone a velocità 30 e le piste ciclabili, a fine agosto Milano contava cinque vittime sue due ruote, la Lombardia 27, conquistando un tragico primato in Italia, dove il numero sale a 125, a cui vanno aggiunti 263 pedoni uccisi (i dati sono dell’osservatorio Asaps, il portale della sicurezza stradale). La tecnologia può fare molto per ridurre le dimensioni di questa strage, con l’obiettivo di cancellarla del tutto. Che cosa stanno provando a Peachtree Corners? La comunicazione fra bici e infrastrutture (C-V2X, in gergo tecnico) e tra bici e altri veicoli (C-V2V); una Iot (Internet of things) control room che gestisce videocamere, segnali stradali, sensori, luci e raccoglie dati; una rete 5G wireless gratuita per le aziende che lavorano ai progetti di innovazione. Insomma, un ecosistema attivato per migliorare la qualità e la sicurezza della circolazione stradale, a cominciare dalle bici sulla quale basta installare un dispositivo in grado di dialogare con ogni cosa, smartphone, semafori, automobili, mezzi pesanti ed evitare di essere travolti perché non visibili.

A uccidere i ciclisti a Milano sono state quasi sempre betoniere e camion, perché più grande è il veicolo, maggiore è l’area che il il guidatore non vede, neanche dagli specchietti retrovisori. È il problema dell’angolo cieco, detto anche morto: in un furgone possono essere anche cinque. Per superarlo basta spendere poco meno di 200 euro, tanto costa il dispositivo che avvisa l’autista quando c’è qualcosa (e qualcuno) lì dove nessuno riesce a vedere. Una direttiva europea dice che tutti i mezzi pesanti di nuova immatricolazione dovranno averlo a partire dal 2024. Dal 2 ottobre è necessario per entrare a Milano, ha deciso l’amministrazione comunale. “È giusto, ma non basta”, ha detto Linus a Repubblica dopo gli incidenti di fine agosto. E il sindaco si è detto d’accordo. Perché per un anno basterà dimostrare di aver acquistato il dispositivo e l’obbligo vale solo quando l’Area B è attiva. Del resto finora il Codice della strada non prevede nulla. Il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti ha promesso “massima attenzione”. Forse chi si sta occupando della revisione del Codice (approvata dal governo, dovrà passare l’esame del Parlamento) potrebbe trarre qualche ispirazione da un viaggio a Peachtree Corners.

(Foto: Shutterstock)

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