Le strade bianche trasferite nella corsa della maglia gialla. Non è un gioco di colori, ma la trasposizione al Tour de France di un’idea consacrata nel grande ciclismo dalla classica che si corre intorno a Siena a febbraio, ormai diventata una delle gare di un giorno più belle nel panorama internazionale.

La 9a tappa della Grande Boucle, la Troyes-Troyes, resterà nella memoria per i 32 chilometri di sterrato: ‘chemins blancs’, come vengono chiamati in francese. I social del Tour esaltano ‘l’epica’ di questa giornata, i media francesi definiscono ‘dantesca’ la vittoria di Anthony Turgis, capace di domare meglio di tutti questo terreno complesso per ogni ciclista. Aggettivi che nascono dalle immagini dei ciclisti circondati dalla polvere alzata sui sentieri dal passaggio delle biciclette.

E quell’aggettivo ‘dantesco’ sembra particolarmente appropriato perché rimanda alla Toscana dove Dante Alighieri è nato e dove questo Tour ha avuto origine con il Grand Depart di Firenze. E la Toscana che più prosaicamente, tornando a parlare di ciclismo, ha saputo esaltare al massimo le ‘strade bianche’ prima con i cicloamatori dell’Eroica e poi con la classica che finisce in Piazza del Campo ormai ambitissima per i migliori pofessionisti.

Sembra che questo Tour faccia di tutto per estendere le implicazioni italiane al di là delle prime tre tappe corse interamente nel nostro Paese. Prima l’impresa di Pogacar sul Galibier che ha rimandato con la memoria alla magia di Marco Pantani del 1998. Poi questa tappa sui ‘chamins blancs’ che ha fatto venire in mente la Toscana. È il destino di un Tour che insegue l’Italia anche dopo averla lasciata.

(Photo Credits: A.S.O./Charly Lopez)

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