La felicità esiste?
Rincorriamo sempre il possibile o l’impossibile?
La felicità è un concetto reale oppure astratto della nostra mente?
 
Siamo sempre con gli occhi a guardare gli altri, appena abbiamo ottenuto una cosa, sia essa materiale che teorica – astratta ricominciamo a guardarci in giro, nella frenesia della ricerca di che cosa? Quali sono le nostre aspettative, i nostri obiettivi, la nostra strada per la felicità? Si corre con il corpo e con la mente, si corre all’impazzata tutto il giorno, tutta la vita, chi non corre spesso è triste oppure è felice?
 
Chi sta seduto su una panchina a respirare le brezza del mare, chi a guardare la Natura che cambia colore sotto gli occhi di un bimbo che non cresce mai, visto che la Natura anche se ha le stagioni, riflette nella nostra mente i sogni del bambino che è dentro di noi e deve essere dentro di noi. Se questo bambino si perde negli anni della maturità e dell’evoluzione, i sogni della Natura si perdono nel materialismo di tutti i giorni. Diventare adulto ci cancella violentemente il bimbo che è cresciuto dentro di noi, allora la felicità non sarà mai nostra, ma solo un’apparenza del sorriso nella faccia altrui in un post di Facebook o Twitter, dove tutti mettono la gioia e spesso anche la disperazione chiedendo aiuto a chi?
 
Le  parole spesso non bastano per riempire un corpo dove la parte materiale deve avere ancora aver ragione, visto che se lo spirito è senza materia, il corpo di materia è fatto, di materia necessita il suo contatto con la felicità. Cosi “mens sana in corpore sano” ritrova un senso nella vita di tutti: da animaletti vestiti per bene, ornati di luci e ori, di capelli tinti che non invecchiano mai, dobbiamo spogliarci di tutto e riprendere le sagge abitudini di chi la natura vive e ne fa parte, quelle leggi della natura che se invecchiando segnano un corpo che piano piano si spegne sotto i nostri occhi impauriti, deve però ricredersi che spesso i limiti sono imposti dalla nostra mente e non dal nostro corpo.
 
Come possiamo fare tutto ciò se il corpo è oggetto esteriore, se la nostra educazione è per un simbolo quasi assoluto di Ego: tu sei bello e tu sei brutto. Ogni persona ha la sua forma, siamo uguali nella definizione di razza, ma ogni persona ha la sua forma e come tale ne deve esaltare il benessere psico-fisico. L’elefante nella sua maestosità regna nel “Libro della Giungla” come il Re che segna i sentieri e traccia le strade, ma il piccolo topolino, essere che mette terrore all’elefante, ha la sua parte nella Natura. Dove l’elefante ha la sua forza, il topo ha la sua carenza; ma dove il topo è saggio e veloce, l’elefante non può competere. Dove il topo passa l’elefante non entra, dove il topo saltella, l’elefante non può che osservare e forse ammirare ed invidiare l’agile topolino.
 
Se la nostra vita è vissuta a guardare le doti altrui, non solo come stimolo e cultura, ma come assoluto riferimento, spesso manipolato da un commercio dove il leader incontrastato del momento non è solo “corpore sano”, ma anche soldi e tanti soldi per chi vive rincorrendo i numeri sul conto corrente che mai potrà soddisfare la sua mente, visto che l’ingordigia è una forma di intelligenza, ma se diventa distrofia della visione della realtà, allora è patologia della mente, che perseguita lo spirito e l’anima, per cui la mente.
 
Sta a noi vivere le emozioni di una felicità spesso in piccole cose, quelle di tutti i giorni, non serve vivere al top della moda per costruire un concetto solido di “mens sana in corpore sano”, ma solo la voglia di essere come il topolino, agile nella mente e così veloce da scappare alle tentazioni altrui che ci portano e guidano verso l’impossibile.
 
 
Dall’ebook “Mens sana in corpore sano vs corpore sano in mens sana”
di Alessandro Schiasselloni
 
Mental Coach – Posturologo – Riflessologo – Preparatore Atletico
Telefono: 333 4014119 – aschiasselloni@gmail.com