Basse colline a perdita d’occhio, sferzate dal vento e solcate da stupende stradine dall’asfalto rugoso e poco scorrevole; ecco la Cornovaglia, sud ovest dell’Inghilterra, una stretta striscia di terra protesa tra la Manica e l’Oceano Atlantico. Pedaliamo su strettissimi corridoi asfaltati, nascosti da alte siepi che, oltre a celare il classico muretto di pietre a secco, impediscono anche la vista. Curve a gomito e contro curve, intervallati da brevi rettilinei, in un incessante saliscendi, un vero e proprio festival del “mangia e bevi”. 
 
Allo scoperto, oppure circondate da una fittissima vegetazione e prive di banchina transitabile, su questa fitta ragnatela di minuscole stradine, il viaggio in bici, richiede costante attenzione e risulta esercizio difficile. In sella ad una MTB, noleggiata in un negozio ad Hayle, assieme alla mia speciale guida locale Chris Gabbitas, abbiamo attraversato piccoli villaggi caratteristici di questa contea celtica sperduti nella campagna, o abbarbicati sui costoni a picco sul mare, con alte onde adatte ai surfisti (sport molto praticato da queste parti), sfiorato lunghissime spiagge e numerosi “lighthouse” (fari bianchi) usati un tempo per avvisare i naviganti delle insidie della costa, in un quadro ambientale di notevole suggestione. 
 
Ai primi di luglio l’aria, a queste latitudini è frizzantina, le nuvole corrono impazzite nel cielo ed il sole è… non pervenuto. Se non piove, è già una bellissima giornata… Ma quando ti affacci sulle frastagliatissime scogliere a picco sull’oceano e vedi il ribollire bianco delle onde,ti si chiude la bocca dello stomaco e quasi ti manca il fiato; lo spettacolo della potenza della Natura scuote nel profondo. Terrificante e magnifico nello stesso tempo; un cicloturismo dal sapore aspro e forte, senza troppe sfumature.  
 
In un paio d’uscite, abbiamo pedalato circa 150 chilometri, dislivello di 1500 metri, con anche una trentina di chilometri “off road”, tra parchi infiniti e “single track” spettacolari che costeggiano le dune e l’oceano. Abbiamo raggiunto Marazion, piccolo centro sulla costa, intuendo solamente lo spettacolo di Saint Micheal’s Mount, nascosto da una fitta nebbia, proseguendo per Penzance, unico tratto di pianura del nostro giro. Infine siamo arrivati nella zona di St Just, dove le ciminiere delle vecchie miniere ormai abbandonate, sembravano lunghe ed inquietanti ombre di antichi fantasmi passati. La nebbia ci impediva di godere lo spettacolo della costa atlantica sotto di noi, ma l’atmosfera restava comunque magica, tra mucche e pecore che pascolavano su verdissimi prati, strappi brevi con pendenze decise (anche sopra il 15-18%), un lunghissimo, infinito mangia e bevi, sfiorati da stormi di enormi gabbiani che, con il loro verso stridulo, mi inquietavano non poco. 
 
A proposito, qui il motto “io voglio pedalare sicuro” è applicato pienamente; auto e moto restavano a rispettosa distanza e ci superavano “largamente”, sempre con calma e garbo, quando la strada lo consentiva. Ruvidi, ma molto rispettosi questi “cornish men”… Abbiamo incrociato anche molte biciclette da corsa di marca in perfetto “british style”, complete di parafanghi, piccolo portapacchi e luci di ordinanza. Ed anche i ciclisti locali, con abbigliamento prettamente “estivo”, a circa 15° con vento teso e nebbia, mi mettevano i brividi, anche nella mia “bardatura” stile autunnale. In questo sperduto angolo di terra, dove le condizioni climatiche non sono certo ottimali, la bici si è rivelata ancora una volta, il mezzo più adatto per scoprire ed apprezzare le bellezze di un territorio che, anche se luogo di vacanze, nasconde non poco insidie e difficoltà. Come quella, nel mio caso specifico, di andare sempre “contromano” e sentirmi (leggermente) fuori posto. E, lo confesso apertamente, questo particolare mi inquietava molto più del volo dei gabbiani…
 
 
Graziano Majavacchi
(foto tratta da whalesborough.co.uk)