Quella di Veronica Yoko Plebani – il suo secondo nome lo ha scelto la mamma affascinata dalla cultura buddista: significa “solare”, “allegra” ed è il nome che si dà alle bambine giapponesi che nascono a marzo – è la storia di una ragazza semplice, fatta di desideri nel cassetto e giornate divise tra studio e sport. Nata nel 1996, nel 2011 la sua vita viene stravolta da una meningite batterica fulminante che interrompe improvvisamente i suoi sogni per dare il via a una nuova vita: “Non è stato facile, ma ho trovato nello sport una ragione per andare avanti:  in questo modo ho ripreso in mano la mia esistenza prima con la canoa e poi con lo snowboard”, racconta Veronica Yoko, “e grazie allo sport ho ritrovato la mia indipendenza e l’autostima nei confronti di un corpo cambiato in modo profondo e di una testa che aveva necessità di porsi nuovi obiettivi”.

Con tanto allenamento Yoko acquisisce sempre più fiducia nelle proprie capacità, fino alla conquista della convocazione ai Giochi a cinque cerchi nello snowboard a Sochi del 2014 e successivamente nella paracanoa a Rio 2016: “Dividendomi tra la canoa d’estate e la neve d’inverno, ho trovato la mia dimensione, anche grazie a due genitori pazzeschi che, in ruoli diversi, mi hanno sempre aiutato a guardare avanti: mio padre, iperattivo, mi trasmette energia, mentre mia madre coglie di me l’aspetto più emotivo”.

Mai sazia di nuove sfide, Yoko trova ben presto un’altra disciplina dove misurarsi: “Nei giorni delle Olimpiadi a Rio, ho assistito a una gara di triathlon e lì è stato amore a prima vista”, commenta la ragazza bresciana, “ricordo che chiedevo agli atleti in mensa informazioni sulle distanze, le regole, i meccanismi, e poi rientrata in Italia ho iniziato subito a prepararmi per questa nuova esperienza. Ed eccomi qua”.

Eccola pronta ad imbarcarsi per Tokyo dove prenderà parte alla gara olimpica di paratriathlon, e sarà la prima atleta a competere in tre edizioni diverse di paralimpiadi cimentandosi in tre sport differenti: “Nel pensare di aver partecipato a tre edizioni in tre discipline diverse sono davvero molto emozionata, e infatti non nascondo una certa agitazione: per me è sempre la prima volta”.

Del triathlon apprezza soprattutto la sfida del mettersi in gioco su più fronti “ma se proprio devo scegliere, tra le tre frazioni quella di ciclismo è la mia preferita: in bici mi trovo bene e mi diverto un sacco, mi sento libera”, prosegue la venticinquenne, “delle due ruote mi attira l’idea dello spazio, il fatto che posso fare dei giri lunghi, che posso pedalare per chilometri. E lo posso fare in compagnia, con gli amici così come con i compagni di squadra, a cui mostro con orgoglio la mia Trek”, marchio di cui è testimonial.

Con 30mila follower su Facebook e 54mila su Instagram, Yoko ha raggiunto lo status di influencer: “Ho deciso di mostrarmi per quella che sono, con tutte le mie cicatrici, il mio vissuto, e le persone apprezzano la mia trasparenza. Poco tempo fa mi ha scritto una mamma dall’Australia: ha una bambina di sei anni affetta dalla mia stessa malattia che si rifiutava di andare a scuola perché si vergognava dei tutori e delle scarpette che erano diverse da quelle delle compagne. Mi ha scritto che le ha mostrato quello che faccio io, le ha detto che ha i miei stessi tutori e da allora la bambina si è entusiasmata e ora mostra alle amichette le mie foto”.