Con Felice Gimondi, Francesco Moser e Vincenzo Nibali, Fabio Aru è uno dei quattro italiani ad aver vestito in carriera le tre maglie delle più importanti corse a tappe (Tour de France, Giro d’Italia e Vuelta di Spagna), tutte quando correva per l’Astana. In ciascuno dei tre grandi giri il sardo ha inoltre vinto almeno una tappa (una al Tour, tre al Giro e due alla Vuelta) e ha conquistato la classifica finale alla Vuelta nel 2015, dopo un terzo e un secondo posto al Giro d’Italia, per poi chiudure al quinto posto il Tour del 2017, anno in cui ha vinto anche il titolo nazionale su strada. Ospite di Giancarlo Brocci per Eroica, Aru, che si è ritirato a fine 2021, ha ripercorso le tappe di una carriera dove, oltre ai successi, non sono mancate sfide e difficoltà.

Vincere al Tour (lo scalatore sardo ha tagliato per primo il traguardo nella tappa di Planche des Belles Filles nel 2017) “è qualcosa che riesci a realizzare solo dopo, con gli anni”, confida Fabio: “A quella vittoria è seguita un’attenzione mediatica senza paragoni. Quell’anno mi avrebbe fatto piacere salire sul podio, ma mi sono dovuto accontentare del quinto posto finale”.

Aru proveniva da due podi consecutivi al Giro d’Italia: terzo nel 2014, correndo al servizio di Michele Scarponi, “che cadde in discesa sul bagnato e uscì di classifica”; “una persona unica”, dice di lui, Fabio che in quell’edizione colse il primo successo al Giro a Plan di Montecampione. Il sardo chiuse secondo l’anno successivo, alle spalle di Alberto Contador con due vittorie di tappa, prima di vincere, pochi mesi dopo, la Vuleta, attaccando Dumoulin sulla penultima grande salita. “Se i primi risultati da Under 23 mi avevano lanciato nel professionismo, quando ho vinto al Giro sono stato proiettato in un’altra dimensione”, osserva.

Nella seconda parte di carriera, corsa in maglia Uae Team Emirates, Aru non è riuscito a ripetersi: “Per un anno non capivamo cosa avessi, fino a che si è scoperto che avevo un’arteria ostruita e mi sono dovuto operare; poi sono rientrato forse troppo in fretta” e le cose non sono migliorate: “Critiche e insinuazioni, non hanno certo aiutato, dal punto di vista mentale, ma non ho mai cercato scuse”, ribadisce Aru.

Dopo l’ultima stagione corsa con i colori della Qhubeka Assos, e vissuta con maggiore serenità, Aru ha preso la decisione di ritirarsi e dedicarsi a nuovi progetti; sta valutando le proposte ricevute per il futuro: “Sarò brand ambassador di alcuni marchi, testimonial di gare ed eventi; mi aspetto una vita comunque piena, ma sarò più tempo a casa rispetto a qualche anno fa”. E conclude: “Non ho rimpianto niente di quello che ho fatto in carriera. Anche le situazioni negative, che non vorrei certo rivivere, mi hanno comunque insegnato qualcosa. Hanno fatto parte del mio percorso”.

Uno sfizio che invece vorrà togliersi il sardo “è partecipare, fra qualche anno, con la mountain bike, alla Cape Epic in Sudafrica”. Intanto Brocci, che nella puntata di Eroica ha ricordato i suoi anni da Under 23 al Giro Bio, l’ha invitato a giugno a Nova Eroica Buonconvento. Rivedi qui la puntata con Fabio Aru: