Dal 2004 a oggi mi è capitato spesso di scrivere pezzi o realizzare speciali tv per ricordare la scomparsa di Marco Pantani. Il rischio è sempre quello di essere ripetitivi. Banali. Scontati. Ma possiamo dire di essere banali se siamo innamorati di una persona? Oggi è san Valentino, la festa degli innamorati. E chi si è innamorato del ciclismo attraverso le gesta di Marco merita rispetto. Sempre. E per sempre.

Dopo quasi vent’anni siamo ancora qui a chiederci quando arriverà l’erede del pirata. Se mai arriverà. E quando arriverà, comunque avrà caratteristiche differenti. Pantani è stato il mio mentore, il mio idolo, il mio mito. Vero, forse per certi aspetti non dovrebbe essere preso da esempio: le fragilità, certi eccessi… ma se circoscriviamo, come è giusto fare, il discorso all’aspetto sportivo, Marco è stato, ed è, Marco: inimitabile, irraggiungibile. Unico.

Dal Mortirolo all’Alpe d’Huez, dal Mont Ventoux al Galibier, tante salite iconiche si sono inchinate al talento e alla fantasia dello scalatore romagnolo. Marco manca al ciclismo. Manca all’Italia del pedale. Manca, semplicemente, a chi ama lo sport. Mamma Tonina ancora combatte, in modo quasi commovente, per trovare risposte a una morte ancora oggi con troppe ombre addosso. Avvolta nel mistero e con troppe domande aperte.

Il dolore di una madre (e di papà Paolo) può essere solo sostenuto e compreso, ma ciò una cosa che possiamo fare ed è non cancellare la memoria delle gesta di Pantani. Le emozioni profonde che ha regalato a un paese intero. Marco è stato leggiadro sui pedali e insicuro nella vita. Ha spazzato via i rivali più temibili ma non è riuscito ad affrontare i tornanti più impervi dopo il dramma di Madonna di Campiglio.

I veri tifosi (fra cui il sottoscritto) lo hanno sempre sostenuto, amato, difeso. Perché Marco ha fatto parte della nostra vita, della nostra crescita, delle nostre estati. Ci manca la sua dolcezza e la sua semplicità, il suo ardore e la sua generosità. Sono passati 18 anni. Ma l’amore non si cancella. Buon San Valentino caro ‘Pirata’.

Foto: Marco Pantani, Briancon-Courchevel, Tour de France 2000 (Getty Images, Tom Able-Green/ALLSPORT)