Il peso del Tour de France si può misurare anche in termini di palmarès e di ingaggi. Due fronti sui quali il Giro d’Italia ancora insegue a distanza la Grande Boucle.

Considerando il primo criterio, infatti, fra la Corsa Rosa e il Tour di quest’anno, se si considerano i vincenti nei tre grandi Giri (Vuelta compresa) emerge una netta differenza: fra i 176 partenti del Giro, infatti, si potevano annoverare complessivamente otto vittorie in generale (quattro di Vincenzo Nibali, una di Richard Carapaz, una di Simon Yates, una di Alejandro Valverde e una di Tom Dumoulin).

Il numero di chi ha vinto almeno un Giro, un Tour o una Vuelta sale ben oltre la doppia cifra, invece, guardando i partenti del Tour dove Chris Froome svetta con sette titoli (quattro Tour, due Vuelta e un Giro), seguito da Primoz Roglic (tre), Tadej Pogacar (due), Nairo Quintana (due) e Geraint Thomas (una), per un totale di quindici successi nella classifica generale.

Il Tour de France, poi, è superiore al Giro anche esaminando la ‘salary list’ dei partecipanti all’edizione 2022. A questo proposito, è piuttosto emblematico notare come, stando a uno studio condotto da Calcio e Finanza, al via da Copenaghen c’erano ben dodici dei primi venti corridori più pagati del gruppo, per un monte stipendi complessivo (considerando solo questa dozzina di nomi) pari a 36.6 milioni.

In questo totale pesano non poco i salari dei primi quattro ‘paperoni’ del gruppo, ovvero Tadej Pogačar (6 milioni di euro all’anno), Chris Froome (5.5 milioni), Peter Sagan (5.5 milioni) e Geraint Thomas (3.5 milioni), che insieme assommano 20.5 milioni di euro. Tale cifra batte sensibilmente quella messa assieme alla Corsa Rosa da Alejandro Valverde (2.2 milioni), Richard Carapaz (2.2), Vincenzo Nibali (2.1), Mathieu van der Poel (2), Romain Bardet (2) e Fernando Gaviria (1.8), ovvero gli unici nella top venti dei meglio stipendiati presenti sulle strade d’Italia lo scorso maggio.

Per fortuna degli appassionati di ciclismo, tuttavia, non sono né i palmares né gli assegni incassati a fine anno a determinare lo spettacolo che i corridori sanno regalare in strada quando si attaccano il numero della schiena in una di queste due corse, le quali, a prescindere da quello che possono dire gli indicatori più disparati, restano entrambe terribilmente affascinanti e competitive. Un piano, quest’ultimo, dove, peraltro, sta salendo sempre più anche la Vuelta.

Foto: Chris Froome (Shutterstock)