Piero Nigrelli, responsabile da anni della sezione biciclette di Ancma, l’associazione di Confindustria del ciclo e del motociclo, ci ha messo alcuni giorni per riprendersi dalla fatiche, ma soprattutto dal successo di Eicma 2022, il salone di Rho Fiera. La bicicletta è stata protagonista dell’evento e lo stesso Nigrelli ne è rimasto piacevolmente sorpreso.

Nigrelli, si aspettava che la bici riscuotesse un tale successo a Eicma 2022?
Le paure della vigilia su un calo di visitatori ma soprattutto di interesse verso il prodotto bici si sono rivelate del tutto infondate. I visitatori sono cresciuti del 38% rispetto all’edizione del 2021 e la passione per la bicicletta è inarrestabile. Tutte le aziende presenti, quasi 80 brand e 130 imprese compresa la componentistica, sono rimaste molto soddisfatte anche perché è cresciuta la capacità di comunicare.

Il Salone della moto non ha quindi fagocitato il prodotto bici?
Anche i grandi marchi di motociclette, e questa è una tendenza che si sta consolidando da alcuni anni, propongono biciclette, spesso di fascia alta. Sono tanti i visitatori che in uno stand di moto si fermavano ammirati a guardare una bicicletta con lo stesso marchio.

Il Salone, e qui finiamo le domande sull’Esposizione, ha anche segnato definitivamente la crescita dell’e-bike.
La bicicletta muscolare, diciamo tradizionale, continua a fare grandi numeri e direi fatturato ma è innegabile che l’e-bike viva una stagione nuova. È cambiato il prodotto, sono cambiati gli utilizzatori. Da mezzo rivolto a chi faceva brevi spostamenti spesso solo urbani perché aveva una struttura pesante con una tecnologia orami vecchia, è diventato un mezzo davvero smart. C’è una nuova frontiera dell’e-bike che interessa un pubblico giovane che fa mountain bike o l’adulto che si impegna su medio- lunghe percorrenze.

Quindi quale futuro vedete per il prodotto e-bike?
I numeri ci dicono che ci sono margini di crescita importanti. Attualmente in Italia le vendite sono ancora sbilanciate su quelle tradizionali, ma il comparto che cresce di più, e i dati sono aggiornati al 2021, è quello dell’e-bike con un più 5%. Il nostro poi è un paese particolare con una produzione totale di circa 2.900.00 mezzi, ma anche di importatori con circa 555.000 biciclette, quasi tutte di fascia bassa. In termini di fatturato, l’export di biciclette tradizionali ha toccato i 494 milioni con un incremento del 41%, anche se ne importiamo per 154 milioni. I numeri per quanto riguarda le e-bike sono invece già differenti. Nel 2021 le vendite totali di e-bike hanno superato le 295 mila unità. La produzione si è invece attestata sulle 345mila unità con un dato percentuale in positivo del 25%. Se guardiamo all’import- export i valori sono quasi alla pari con 180mila biciclette vendute all’estero e 130mila importante. Quello che però è importante è la percentuale di aumento dell’export che si attesta al 56%.

Tutti questi numeri ci confermano che il settore può ancora evolversi?
In paesi ciclisticamente più evoluti come Belgio e Olanda, la percentuale di vendite dell’elettrico è già sul 70-80%. Quindi c’è molto da lavorare, facendo attenzione però, e qui parlo come Ancma, a difendere le nostre aziende dalla concorrenza sleale e mantenere quelle regole importantissime come i dazi antidumping.

Parliamo adesso del problema ciclabilità nel nostro Paese. Un intero capitolo del Pnrr è dedicato alla mobilità dolce. Come si sta muovendo il Paese nelle sue varie articolazioni centrali e locali?
Si sta facendo molto e i risultati si cominciano a vedere. Ci vorrebbe però un maggiore coordinamento e poi servirebbe un po’ più di coraggio nei centri urbani dove la bicicletta è davvero la soluzione migliore per la mobilità sostenibile. La questione fondamentale, e so di affrontare un discorso per certi aspetti scomodo, non è quello di realizzare ciclabili sui marciapiedi entrando in conflitto con i pedoni, ma di togliere le auto, restituire i centri urbani ai cittadini. Pensiamo a cosa vorrebbe dire eliminare le vetture parcheggiate dalle piazze e dalle strade, ferme spesso per 12-14 ore al giorno. Ci sarebbe più spazio non solo per le biciclette ma anche per i residenti, per le famiglie. Le città del Nord Europa che noi prendiamo ad esempio non hanno a volte una rete di ciclabili così estesa o di qualità, ma hanno tolto le macchine, sempre più grosse e ingombranti.

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