“La salita del Ghisallo merita rispetto. Quello che sto facendo è un doveroso tributo a chi è passato su quei tornanti e ha fatto la storia del ciclismo”. Per Salvatore Porcini, 65 anni, imbianchino in pensione, giungere sino alla sommità di questa ascesa con pendenza media del 9% e punte del 14%, è come conquistare il K2 o l’Everest per gli scalatori. Salvatore parte ogni mattina dal suo comune, Verano Brianza, e percorre una strada che ormai conosce a memoria. Passa da Bellagio, si inerpica sui tornanti arcigni dell’iconica salita, si ferma il tempo per firmare il libro delle presenze che si trova nel museo adiacente al santuario dedicato alla Madonna dal 1949 patrona dei ciclisti. Dopo un po’ di riposo, riprende la strada di casa, questa volta imboccando la discesa: 91 chilometri di passione, di “pazzia”, tutti i santi giorni della settimana anche quando piove, c’è il vento e minaccia tempesta.
La sua avventura è iniziata il 1° gennaio 2023 e il 23 agosto scorso ha stabilito il record da Guinness di ben 200 ascese sul Ghisallo, e aspetta solo la certificazione ufficiale, ma da allora non si è più fermato.

Il suo obiettivo per il 2024? “Mi piacerebbe raggiungere e magari superare le 500 ascese”. A quota 290, per ora, ci è arrivato; di strada ne dovrà ancora percorrere, ma la motivazione di certo non manca e con questo ritmo potrebbe farcela. Che cosa lo spinga all’impresa è la venerazione nei confronti di questa salita, un luogo del cuore per tanti appassionati di ciclismo. Il perché lo fa, ce lo confida quasi nell’orecchio: “Vorrei lasciare un segno, perché il Ghisallo è il Ghisallo…”. E poi certe cose non si riescono proprio a spiegare. Si fanno e basta. “Ho sempre praticato sport – aggiunge Salvatore – anche quando lavoravo. Facevo le maratone, correvo tanto e con ottimi risultati, ma il medico mi ha obbligato a fermarmi perché altrimenti avrei messo a repentaglio le mie ginocchia, così ho smesso di correre e mi sono dedicato alla bici. Ho cominciato a pensare a questa impresa quando sono andato in pensione perché ho iniziato ad avere più a disposizione per allenarmi”.

Se chiediamo informazioni sulla sua salute ci dice di stare molto bene: “Non sono una persona sconsiderata – puntualizza – perché mi controllo, vado dal medico e finora non ho avuto problemi di salute. Pedalo tutti i giorni, tranne il lunedì, quando mi prendo una giornata di relax, perché ho bisogno di rimettermi un po’ in sesto e faccio i massaggi”.

Il segreto dunque della sua perseveranza? “Credo di avere soprattutto una grande famiglia alle spalle e una moglie molto comprensiva che mi appoggia e mi lascia fare. Ci sono mattine in cui magari avrei da fare qualche commissione, ma a casa riescono a organizzarsi e io posso inforcare la mia bici”. “Sento anche di essere appoggiato in questa impresa, perché ho sempre gente che mi segue. Ho anche alcuni sponsor che mi sostengono per le spese, tre biciclette in dotazione, compresa una mountain bike, che utilizzo a turnazione”. Momenti difficili? “Sono allenato e mi sento bene, non ho mai avuto grandi problemi. Quando piove e c’è freddo sono ovviamente giornate difficili, ma la salita, in sé, non la temo”.

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