È un’edizione del Tour de France storica quella che si appresta a prendere il via da Firenze. Mai, infatti, la corsa a tappe francese, il terzo evento sportivo più importante al mondo, aveva vissuto le sue fasi iniziali nel Bel Paese, vicina terra di tradizione ciclistica che però, sconfinamenti saltuari a parte, non aveva mai avuto l’onore di dare il la alla Grande Boucle. Tale lacuna verrà colmata nelle prime tre giornate e mezzo dal poker di frazioni (la Firenze-Rimini, la Cesenatico-Bologna, la Piacenza-Torino e la Pinerolo-Valloire) che vedrà protagoniste Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte, tre Regioni che, investendo mirabilmente in un sogno giallo diventato realtà grazie alla cooperazione, al lavoro e agli sforzi profusi da istituzioni, autorità ed enti locali, godranno di un ritorno a livello economico e di visibilità con pochi eguali.

La Grande Partenza dall’Italia, dunque, costituirà un’opportunità unica per celebrare alcune delle zone nostrane più affascinanti da un punto di vista paesaggistico ed enogastronomico, ma non solo. Lo start della corsa più importante al mondo nel nostro Paese permetterà invero anche di onorare i campioni che hanno fatto la storia del pedale italiano in Francia, da Ottavio Bottecchia (primo azzurro a vincere il Tour 100 anni fa) a Gino Bartali e Gastone Nencini (entrambi toscani e vittoriosi oltralpe) passando per Fausto Coppi e Marco Pantani, due in grado di completare nello stesso anno quella doppietta col Giro (l’Airone nel 1949 e nel 1952, il Pirata nel 1998) che Tadej Pogacar insegue con più che legittime ambizioni in quest’edizione 111.

Lo sloveno, in virtù della forza palesata alla Corsa Rosa e dell’avvicinamento tutt’altro che semplice dei rivali, partirà coi favori del pronostico davanti al bicampione uscente Jonas Vingegaard Hansen, al granitico connazionale Primoz Roglic (a cui manca solo il successo nella corsa francese per completare la tripla corona), all’ex campione del mondo Remco Evenepoel (al primo Tour della carriera), agli spagnoli Carlos Rodriguez ed Enric Mas, al vincitore della Vuelta Espana 2018 Simon Yates e al campione olimpico (e 1° classificato al Giro 2019) Richard Carapaz.

Il percorso, anche alla luce del suo talento diffuso, lo aiuta fornendogli molteplici e differenti assist con cui lasciarsi alle spalle gli avversari: arrivi in salita come quelli di Pla d’Adet (14ᵃ tappa) e Plateau de Beille (15ᵃ), sterrati come quelli di Troyes (9ᵃ), strappi micidiali come quello del San Luca (2ᵃ), passaggi in quota come quelli su Galibier (4ᵃ) e Cime de la Bonette (prima del traguardo in salita a Isola 2000 nella 19ᵃ tappa), strade a lui note come quelle della cronometro conclusiva Monaco-Nizza e della tappa con arrivo al Col de la Couillole (dove ha vinto alla Parigi-Nizza) paiono tutti strizzare l’occhio al Cannibale di Komenda.

Certamente bisognerà gestire sforzi e fatiche ma il terreno per risparmiare qualcosa e lasciare il proscenio ad altri non manca: le 8 frazioni per velocisti e le 5 collinari/di media montagna chiameranno ripetutamente allo scoperto velocisti (occhio ai duelli in salsa belga tra Jasper Philipsen, Arnaud De Lie e Wout van Aert) e attaccanti in cerca di gloria (tra cui potrebbe esserci anche il campione del Mondo Mathieu van der Poel) concedendo tanto a Pogacar quanto agli altri big di risparmiare qualcosa in vista degli scontri frontali sulle grandi montagne e contro il tempo (il primo a Gevrey-Chambertin nella 7° tappa).

L’Italia, con i suoi 8 alfieri al via (Luca Mozzato, Davide Ballerini, Michele Gazzoli, Davide Formolo, Gianni Moscon, Matteo Sobrero, Giulio Ciccone e il neo campione d’Italia Alberto Bettiol) potrà coltivare ambizioni non tanto per la maglia gialla quanto magari per una classifica come quella della maglia a pois (portata a casa l’anno scorso proprio dall’abruzzese della Lidl-Trek) o per quel successo parziale che manca dal 2019, un digiuno che, spinti dall’aria di casa, i corridori azzurri potrebbero anche interrompere in avvio di corsa. Una corsa che, toccando 4 Paesi diversi (Italia, Francia, San Marino e Principato di Monaco), nel complesso si dipanerà per 3.498 chilometri e, considerando gli oltre 52 mila metri di dislivello da mandar alla pari della qualità e della “fame” dei partenti, si preannuncia quantomai accesa e spettacolare.

(Foto Credits: A.S.O/Jonathan Biche)

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