
Quelle medaglie ai World Transplant Games che vanno al di là dello sport
C’è un Italia che ha dominato nel ciclismo a livello internazionale. È la Nazionale azzurra che ha partecipato ai Summer World Transplant Games di Dresda, le Olimpiadi di chi ha subito un trapianto, in programma ogni due anni (le precedenti erano state in Australia, le prossime in Belgio). L’Italia, su un percorso di 30 chilometri con un finale vallonato, ha vinto la medaglia d’oro nella categoria 50-59 anni con Marco Torelli, nella categoria 60-69 anni con Ermanno Manenti, nella cronometro individuale 30-39 anni con Mirko Bettega e nella cronometro a squadre con Andrea Filomia, Bettega e Manenti.
Erano presenti 1500 atleti (60 per l’Italia), uomini e donne di 51 Paesi di ogni continente, che si sono misurati in tantissime discipline. “Ma era come se fossimo in 3000”, dice Torelli con un’immagine che fa capire subito che i Summer World Transplant Games vanno al di là dello sport. Gli altri 1500 sono i donatori che hanno permesso agli atleti di essere a Dresda. Per Marco, novarese di Vaprio d’Agogna, si tratta del padre Giorgio, 81 anni, che gli ha donato un rene, ex podista, grande appassionato di sport, ciclismo in particolare, un elemento che rende ancora più emozionante la vittoria di Marco, direttore dell’area no profit di Banca Intesa di Asti e Alessandria (un lavoro che rende ancora più attivo il suo impegno sociale per i trapiantati nella ricerca di connessioni tra settore privato e iniziative a favore dell'assistenza).
“Vedere a Dresda 1500 persone significa che altre 1500 hanno detto sì a donare i loro organi. Eravamo lì grazie a loro. A benedire un dono che ha trasformato in gioia un dolore. Per questo è fondamentale parlare di questi Giochi per favorire la donazione degli organi. È importante far vedere l’abbinamento tra un trapianto e una rinascita. Stimolerebbe tante persone ad avvicinarsi allo sport che è una medicina formidabile”, spiega Torelli che sottolinea un aspetto interessante. I vertici dello sport italiano dovrebbero inquadrare in modo specifico gli sportivi trapiantati, che attualmente non rientrano nella categoria dei normodotati ma nemmeno in quella degli atleti paralimpici. Servirebbe un maggior riconoscimento del Coni. Non a caso in Germania c’erano 60 italiani in gara, pochi rispetto alla comitiva più folta, quella della Gran Bretagna (250). Ma anche, ad esempio, dell’Ungheria, presente con 80 atleti. Ogni partecipante italiano, sostenuto dall’Aned (Associazione Nazionale Emodializzati, Dialisi e Trapianto), ha dovuto organizzarsi con sponsor e amici. Tra questi l’ex professionista Stefano Guerrini che ha un’azienda di noleggio di furgoni e ne ha fornito uno per il trasporto della spedizione azzurra di ciclismo verso Dresda.
Una rete di sostegno che deve diventare sempre più fitta, perché i vincitori delle medaglie d’oro ai World Transplant non sono solo persone che hanno chiuso davanti a tutti gli altri concorrenti una competizione sportiva. Lo spiega benissimo Torelli con una frase che descrive qual è la vera posta in gioco: “Aiutiamo qualcuno a credere che a volte l’impossibile diventa possibile”.