Ogni anno il ritornello si ripete. Chi verrà dei grandi campioni a nobilitare il Giro d’Italia? Chi ci lascerà, se così si può dire, il Tour de France? L’innegabile e incontestabile superiorità della Grand Boucle sulla Corsa Rosa, per una serie di motivi che non stiamo qui a ricordare, ci obbliga ogni volta a sperare che il parterre di quelli che lotteranno per la classifica generale sia almeno di medio livello.

Le cose non sono andate benissimo nel 2020 e nel 2021, ma l’edizione del 2022, che recupererà la grande partenza dall’Ungheria, promette molto bene. Perché? Intanto, anche se può sembrare un paradosso, i ‘Big 3’ (Pogacar, Roglic e Bernal) si scorneranno sulle strade di Francia in una sfida potenzialmente stellare. Il che lascia al Giro tutta una serie di corridori più o meno dello stesso livello che si possono giocare la vittoria finale a Verona. Ecco perché dobbiamo essere ottimisti, anche alla luce di un percorso con meno di 30km a cronometro e al contempo infarcito di salite e tappe-tranello.

Da Budapest partiranno i già vincitori Tom Dumoulin (2017), Vincenzo Nibali (2013 e 2016), Richard Carapaz (2019) e Tao Geoghegan Hart (2020), oltre a una serie di seri pretendenti al trofeo senza fine come Simon Yates, Mikel Landa, Miguel Angel Lopez e Wilco Kelderman. Senza trascurare le ambizioni di gente come Giulio Ciccone, Jay Hindley e di Alejandro Valverde, all’ultima annata fra i professionisti. Insomma, una bella truppa di attaccanti e corridori spettacolari. Alcuni giovani, altri meno, ma dotati di esperienza e classe.

Ecco perché quest’anno, anziché fasciarci la testa, possiamo guardare al nostro Giro con entusiasmo e attesa di spettacolo. Poi il Tour è il Tour. Ma questa è un’altra storia.

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