Il cielo è azzurro sopra il velodromo di Izu, nella prefettura di Shizuoka. Filippo Ganna, Jonathan Milan, Simone Consonni e Francesco Lamon hanno fatto un’impresa, battendo la Danimarca, d’argento, abbassando il record del mondo e conquistando, con uno straordinario 3’42”203, la medaglia d’oro nell’inseguimento su pista a squadre a Tokyo 2020. E riportando così l’Italia sul gradino più alto del podio a distanza di 61 anni.

Una prova superba quella del quartetto guidato magistralmente da Marco Villa: “Credevo che restasse un sogno, ci speravo ma dentro di me ero sempre dubbioso”, le prime parole del ct. “Ai ragazzi non l’ho mai detto, perché non volevo instillare dubbi, ma i danesi in alcuni momenti, in questi anni, mi sono sembrati inarrivabili. Ieri è stato determinante, li abbiamo annichiliti con il nostro record del mondo”.

“Siamo partiti consapevoli che non dovevamo lasciarli scappare”, prosegue Villa, “non potevamo dargli fiato per non fargli ritrovare sicurezza. Quando sono andati avanti pensavo che avrebbero spinto ancora, invece erano ancora lì e quando Pippo è passato in testa, allora ci ho creduto veramente”.

La gara è stata combattutissima sin dall’inizio con gli azzurri che nel primo chilometro guidavano con un vantaggio di 0.225 e nel secondo con 0.125, mentre nel terzo sembrava che la Danimarca avesse cambiato marcia con un vantaggio di 8 decimi prima dell’ultimo chilometro. Ganna poi ha aumentato ancora il passo, ha rosicchiato centesimi su centesimi fino ad arrivare ai 100 metri finali quando, con un ultimo sforzo, i quattro azzurri hanno guadagnato quei due decimi che mancavano per laurearsi campioni olimpici.

Bronzo all’Australia, che nella finale per il terzo e quarto posto ha battuto la Nuova Zelanda. Quinto posto per il Canada, poi Germania, Gran Bretagna e Svizzera.

La classifica dell’inseguimento a squadre:

Nella foto in alto il momento dell’arrivo (Foto Bettini, Courtesy Federciclismo)

In basso gli azzurri del quartetto dell’inseguimento su pista, oro a Tokyo 2020, con il presidente del Coni Giovanni Malagò, il presidente Fci Cordiano Dagnoni, il ct Marco Villa ed Elia Viviani (Foto Bettini, Courtesy Federciclismo)